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Diario di viaggio - Southwest USA

Nel settembre 2008 sono partito con Lorena per un viaggio "on the road" di 17 giorni nel Sud-Ovest degli Stati Uniti.

Per un appassionato di fotografia si trattava di una opportunità imperdibile per ammirare alcuni dei più celebri paesaggi al mondo, e mi sono dunque attrezzato di conseguenza: ho portato la D300 con il 12-24, il 18-70 e l'80-200, l'SB-800, schede di memoria per circa 50 Gb, il polarizzatore, i filtri ND presi in prestito da Paolo e il treppiede Manfrotto 390. Per sicurezza mi sono portato dietro pure la D70S, non sia mai che un guasto della D300 mi potesse impedire di far foto in un viaggio simile, mentre ho rinunciato al 300/f4 che l'anno scorso ho portato in California ma ho usato in pratica solo allo zoo di San Francisco (e in compenso ha contribuito non poco a spaccarmi la schiena!).

Per cercare di vedere il più possibile, abbiamo programmato l'itinerario in modo tale da viaggiare la mattina e visitare ogni pomeriggio un parco diverso. Questo è il diario di quel bellissimo viaggio.

 

13 Settembre 2008 - Grand Canyon, Arizona

Stravolti dalle 12 ore di volo del giorno precedente, dal fuso orario e dai 400 km in auto percorsi da Phoenix, sabato 13 settembre 2008 siamo arrivati al South Rim, il bordo meridionale del Grand Canyon, attorno alle tre del pomeriggio: lo spettacolo è assolutamente indescrivibile, una voragine immensa scavata nella Terra, da lasciare senza fiato!

Il sole però è ancora troppo alto e la luce troppo piatta per scattare qualcosa di decente, quindi ci limitiamo a passeggiare e ad affacciarci stupefatti nei vari punti panoramici. Da Mather Point, ovvero subito dietro il Visitor Centre, ammiriamo una coppia di condor della California, che riesco a mala pena a fotografare con l'80-200 (e ovviamente rimpiango immediatamente di non avere portato il 300 e il moltiplicatore!).

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Entrambe le foto sono dei ritagli abbastanza spinti delle immagini originali, e quella in volo è pure piuttosto sfocata, in quanto mossa: andando a rivedere i dati exif ho infatti scoperto che mi ero dimenticato di aprire il diaframma, rimasto a f/10 dal momento che fino all'apparizione del condor stavo scattando foto di paesaggio e volevo una discreta profondità di campo: in definitiva, a ISO 200, è venuto fuori un tempo di 1/125 di secondo, decisamente troppo lento per fotografare un uccello in volo con una focale di 200 mm.

Nel giornale del parco sono indicati gli orari di alba e tramonto e i punti migliori per scattare qualche foto, anche se ovviamente sono anche i più inflazionati, perciò poco prima del tramonto siamo tornati a Mather Point per cercare una postazione favorevole per montare il treppiede.

Per poco non mi veniva un colpo: il punto panoramico, in uno spuntone di roccia a strapiombo ma con dei provvidenziali parapetti, era ormai stracolmo di persone che aspettavano di godersi lo straordinario spettacolo dei raggi del sole che colpivano le pareti del canyon facendole assumere un colore rosso fuoco.

In sostanza, non c'era nessun posto libero in cui infilarsi a fare una foto non dico con il treppiede ma nemmeno a mano libera. Troppo poco il tempo a disposizione per sperare di raggiungere un altro punto panoramico. Era la fine.

Ma di perdermi una foto al Grand Canyon al tramonto non se ne parlava proprio, mi sono quindi fatto coraggio e mi sono lentamente avvicinato alla massa umana sopra lo spuntone. Evidentemente dovevo avere stampata in faccia un'espressione di totale sconforto, perchè un paio di benefattori - e che Dio li abbia in gloria - hanno acconsentito a che mi infilassi praticamente sotto le loro gambe a scattare qualche foto. Dopo un certo tempo, avendo visto che non demordevo, hanno lasciato libero mezzo metro di parapetto e me ne sono immediatamente impossessato, aprendo trionfalmente il treppiede come gesto simbolico di conquista.

A quel punto veniva il bello: fotografare il Grand Canyon in maniera tale da trasmettere almeno una minima parte di quello che si può godere con i propri occhi è una impresa impossibile. Il canyon è talmente immenso che anche con il 12-24 alla focale minima riuscivo a prenderne solo una piccola parte. Sarebbe stato interessante fare qualche foto panoramica, ovvero più foto da unire lateralmente, ma non ho mai sperimentato questa tecnica e non era certo il momento giusto per farlo: queste cose si provano a casa, non di fronte al Grand Canyon al tramonto!

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Ho montato i filtri ND e scattato una trentina di immagini con diaframma a f/11 e tempi attorno a 1/10 di secondo o superiori,con esposizione ponderata centrale. Sarebbe stato opportuno inserire un albero o qualcos'altro a fare da silouette in primo piano,ma non c'era nulla del genere nel punto in cui mi trovavo.

Insomma, ecco le foto, niente di originale ma il Grand Canyon è sempre il Grand Canyon!

 

14 settembre 2008 - Antelope Canyon - Arizona

Antelope Canyon. Ci sono pochi luoghi al mondo più evocativi per chi ama la fotografia di paesaggio. Si tratta infatti del più famoso tra gli slot canyons, strette fessure dalle pareti levigate dal tempo e scavate dall'acqua nella sandstone, la meravigliosa arenaria rossa navajo, che assume una fenomenale colorazione rosso-arancione quando i raggi del sole riescono a penetrare dall'alto con diversi gradi di inclinazione.

Non si può visitare il canyon da soli, dal momento che il sito si trova nella riserva navajo ed è direttamente gestito da loro. Per sfruttare al massimo una simile opportunità fotografica abbiamo perciò prenotato, con diversi mesi di anticipo, l'escursione riservata ai fotografi proposta dall'agenzia Roger Ekis Antelope Canyon Tours, del costo di 50 dollari a persona rispetto ai 32 previsti per l'escursione standard. La proposta era molto allettante, perchè garantiva di far parte di un gruppo limitato di 12 persone che potevano visitare il canyon per circa 2 ore durante le ore migliori della giornata, ovvero quelle con il sole a picco.

Insieme agli altri dieci partecipanti all'escursione fotografica, chi dotato di fotocamere medio-formato chi di zaini mastodontici pieni di attrezzatura, domenica 14 settembre 2008 siamo partiti da Page a bordo di uno scassato pick-up, necessario per attraversare la pista sabbiosa che conduce al canyon. Oltre al treppiede e alla piccola borsa Tamrac velocity in cui riesco miracolosamente a far stare D300, 12-24 e 80-200, ho portato uno zaino con due litri d'acqua, due panini mastodontici e il 18-70. Dopo circa 6 miglia siamo arrivati alla stretta imboccatura della gola e lì sono iniziate le sorprese.

antelope canyon tours

Intanto, contrariamente alle aspettative, non eravamo per nulla soli, anzi, c'erano come minimo altre 30 o 40 persone che facevano parte dei tours non fotografici, e che sarebbero entrate nel canyon insieme a noi. Tenete infatti presente che l'Upper Antelope Canyon è una spaccatura nella roccia, lunga circa duecento metri, molto tortuosa e larga in media un paio di metri: un posto assolutamente incredibile, bellissimo e suggestivo, ma non certo in grado di sopportare un simile affollamento. E' stato subito evidente che sarebbe stato difficilissimo fare delle buone foto.

Bisognava intanto piazzare il treppiede, e non c'era lo spazio quasi nemmeno per aprirlo. Le inquadrature verticali, che sarebbero state quelle più adatte per riprendere il canyon in tutta la sua magnificienza e sviluppo in altezza, erano praticamente precluse dalla continua presenza di persone che passavano da una parte all'altra e, come ovvio, non avevano per nulla il tempo e la voglia di aspettare che ciascuno di noi inquadrasse con cura e scattasse fotografie con tempi che si aggiravano come minimo attorno ai due-tre secondi. C'erano poi tantissime persone che usavano le loro compattine con il flash e in tal modo rovinavano l'esposizione agli altri. Quasi immancabilmente, le persone che passavano negli stretti cunicoli e con il naso all'aria, inciampavano nei treppiedi e rendevano mossa ogni foto. Insomma, un disastro.

A causa di tutto ciò molti hanno decisamente perso il controllo e si è arrivati all'isteria, alle urla e alle spinte, con una turista che, per evitare di rovinare l'inquadratura, è stata letteralmente sbattuta contro la roccia spaccandosi la testa.

Seppur tra mille imprecazioni contro l'agenzia che mi aveva fatto pagare una tariffa più alta per partecipare al tour fotografico a numero chiuso (alla faccia!), ho cercato di fare il possibile ma è stato un incubo. Occorreva infatti fotografare del raggi di luce che illuminavano parzialmente delle pareti completamente al buio, con una differenza di luminosità estrema.

Nonostante la pochissima luce, a ISO 200 ho impostato un diaframma chiuso per avere sufficiente profondità di campo, montato la D300 su treppiede (esteso alla massima altezza per evitare di riprendere la folla) e scattato con lo scatto flessibile. L'esposizione è subito apparsa difficilissima, venivano bruciate malamente tutte le alte luci e sono perciò subito passato alla modalità spot. Un po' meglio ma ancora non bastava, bisognava completamente escludere dall'inquadratura il cielo e le zone più illuminate. Il bilanciamento del bianco l'ho lasciato in automatico ma era praticamente impossibile che facesse un buon lavoro. Di riprendere i raggi del sole che filtravano non se ne parlava nemmeno, troppo difficile per me, per giunta lavorando in mezzo a tutta quella confusione.

In ogni caso, l'unica cosa che sono riuscito a fare è quella di riprendere dei particolari, con il 12-24 o con il 18-70, e questo è il risultato.

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Insomma, ho potuto constatare di persona quanto sia difficile fotografare un luogo magico come l'Antelope Canyon, e spero proprio di avere la possibilità di tornarci nei prossimi anni!

 

15 Settembre 2008 - Monument Valley, Arizona

Lunedì 15 settembre 2008, terzo giorno di viaggio, siamo partiti da Page alla volta della Monument Valley, per l'ennesima abbuffata di paesaggi spettacolari. I km da percorrere sono poco più di 200, ma lungo la strada i paesaggi sono talmente spettacolari che si vorrebbe guidare per l'eternità.
on the road

Arriviamo alla Monument Valley attorno alle tre del pomeriggio, dopo aver pranzato nella poverissima cittadina di Kayenta. Lo scenario è a dir poco emozionante, è una frase fatta ma sembra davvero di essere dentro un fiilm.

Paghiamo l'ingresso al parco, gestito anche in questo caso dai Navajo, e percorriamo la strada sconnessa di circa 18 miglia, in terra battuta e a tratti sabbiosa, che consente di recarsi a vari punti panoramici, uno più bello dell'altro. Il limite di velocità costringe ad andare a passo d'uomo,  ma nonostante questo le auto sollevano un polverone incredibile, per cui è necessario calcolare qualche ora per visitare l'intera valle, avendo cura di proteggere l'attrezzatura fotografica dalla polvere finissima.

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Dal punto di vista fotografico, c'è veramente poco da dire. Per scattare fotografie senza particolari pretese artistiche, come quelle qui sopra, basta aspettare il tramonto perchè le pareti delle mesas assumano il caratteristico colore rosso fuoco. Realizzare fotografie più interessanti richiederebbe invece molto più tempo a disposizione e la pazienza di attendere condizioni metereologiche particolari, in quanto in un posto del genere la luce è tutto. Allo stesso tempo bisogna prestare particolare attenzione perchè la zona è molto isolata e in caso di pioggia torrenziale, a meno che non si abbia un fuoristrada adeguato, si ha la certezza di rimanere bloccati nel fango per chissà quanto tempo.

 

17 Settembre 2008 - Durango Silverton Narrow Gauge Railroad, Colorado

Durango - Silverton, ovvero una delle più famose tratte ferroviarie del vecchio West, attraverso i meravigliosi scenari delle Rocky Mountains del Colorado. Non potevamo perdere un'esperienza del genere, per cui la mattina di mercoledì 17 settembre 2008 ci siamo presentati puntuali alla partenza alla storica stazione ferroviaria di Durango, per prendere posto nella carrozza prenotata alcuni mesi primi dall'Italia.

Si tratta di un viaggio assolutamente fenomenale, con la vecchia locomotiva a vapore che si arrampica sulle Montagne Rocciose e i binari che corrono a pochi centimetri da uno strapiombo mozzafiato con il fiume che scorre impetuoso centinaia di metri più in basso. Non sono riuscito a fare granchè dal punto di vista fotografico - mi sono infatti maggiormente dedicato a filmare con la videocamera - ma il viaggio è stato veramente fantastico!

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19 Settembre 2008 - Arches National Park, Utah

Nonostante annoveri oltre 2000 archi naturali, chissà per quale motivo non ero particolarmente in fibrillazione all'idea di visitare Arches National Park, nello Utah. Lorena però ci teneva particolarmente, e lo abbiamo quindi incluso tra le tappe del viaggio. E per fortuna, perchè si è rivelato assolutamente imperdibile, di una bellezza mozzafiato e incredibilmente vario.

Venerdì 19 settembre 2008, dopo aver portato l'auto dal gommista affinchè rimuovesse un chiodo infilatosi nel pneumatico anteriore, siamo perciò partiti da Durango e e all'ora di pranzo siamo arrivati a Moab, la dinamica e sorprendente cittadina all'ingresso del parco.

Come al solito il tempo era molto limitato per riuscire a visitare tutto il parco con calma, perciò abbiamo scelto di vedere esclusivamente i principali punti panoramici: Park Avenue, Petrified Dunes Viewpoint, la celeberrima Balanced Rock, enorme roccia dall'equilibrio precario, il Double Arch, il Fiery Furnace Viewpoint fino ai Devils Garden Trailhead, in totale una cinquantina di km in automobile da percorrere, come al solito, a bassa velocità. Molti archi sono visitabili soltanto a piedi, attraverso sentieri molto ben segnalati e più o meno impegnativi.

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Ma ho clamorosamente sbagliato i miei conti. Mi sarebbe infatti piaciuto fotografare il Landscape Arch, l'arco più lungo del parco e assolutamente spettacolare nelle immagini che avevo visto: ci siamo quindi incamminati nel sentiero di circa 3 km che conduce all'arco, per scoprire che però l'arco a quell'ora del giorno era completamente in ombra e controluce, dunque impossibile da fotografare in alcun modo. Nel giornale del parco era chiaramente scritto che tale arco fosse da fotografare solo la mattina, ma io da perfetto idiota ho letto il giornale troppo tardi. Siamo perciò tornati indietro cercando disperatamente di raggiungere il più celebre arco del parco, ovvero il Delicate Arch, ma il sole stava ormai tramontando e non c'era più il tempo di percorrere il sentiero di 5 km che vi conduceva. Mi sono dunque limitato a fotografarlo, dal versante peggiore, con il teleobiettivo: meglio di niente, ma bisognerà senza dubbio ritornarci con più calma in futuro! :-)

 

20 Settembre 2008 - Green River, Utah

Dopo aver visitato Arches National Park, abbiamo dormito in un motel a Green River, anonima cittadina dello Utah che abbiamo preso in considerazione esclusivamente come tappa notturna in attesa di metterci in cammino per Capito Reef. In realtà la mattina di sabato 20 settembre 2008, andando a cercare un posto per fare colazione, abbiamo visto che si radunava una certa folla di persone lungo la strada principale che attraversava il paese, la Interstate 70. Abbiamo quindi chiesto incuriositi che cosa stesse succedendo, e abbiamo scoperto che stava per iniziare la attesissima parata annuale dedicata alle angurie, di cui la cittadina è una rinomata produttrice. Potevamo perderci un'occasione del genere, per immergerci nella vera America, fuori dai percorsi turistici? Manco morti!

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Siamo quindi rimasti un paio d'ore a fotografare e a filmare la parata, con grandissimo spasso e curiosità perchè si è trattata di una autentica e sorprendente "americanata".

Dopo il Grande Cocomero, preceduto dalla bandiera a stelle e strisce e dall'inno nazionale, hanno sfiilato tutte le istituzioni della Emery County: lo sceriffo, i pompieri, l'ambulanza, le miss, la banda musicale, gli agricoltori, i cowboys, i giocatori di golf, etc.

Per finire in bellezza, un dinosauro alto una decina di metri e poi distribuzione gratuita di angurie per tutti. Fenomenale!

 

20 Settembre 2008 - Goblin Valley, Utah

Terminata la sfilata del Grande Cocomero a Green River, nella tarda mattina di sabato 20 settembre 2008 ci siamo messi in cammino verso il parco di Capitol Reef, e lungo la Hwy Utah-24 abbiamo fatto una piccola deviazione fino alla sorprendente Goblin Valley, scoperta casualmente da Lorena qualche giorno prima su un opuscolo turistico. E' stata una deviazione della quale non ci siamo certo pentiti, dal momento che si tratta di una valle incredibile, una sorta di immenso parco giochi popolato da strane e curiose formazioni rocciose che ricordano appunto i goblins, leggendarie creature della mitologia nordica simili agli gnomi.

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Purtroppo erano le ore centrali della giornata, con il sole a picco e una luce molto dura, non certo l'ideale per le foto, ma quelle poco che meritano un'occhiata le propongo qui di seguito, insieme a qualche altra foto scattata lungo la strada prima di arrivare al Capito Reef National Park.

 

20 Settembre 2008 - Capitol Reef National Park, Utah

Dopo aver visto la sfilata del Water Melon Day di Green River e la sorprendente Goblin Valley, nelle prime ore del pomeriggio di sabato 20 settembre 2008 siamo arrivati al Capitol Reef National Park. Si tratta di un parco "minore" rispetto ai suoi vicini più famosi, e per questo motivo lo avevo un po' snobbato in partenza, invece mi è piaciuto tantissimo. La giornata poi era particolarmente nuvolosa e dal punto di vista fotografico è stata una goduria: cieli drammatici, luce perfetta, colori spettacolari e paesaggi da sogno.

Come sempre, abbiamo avuto solo un paio d'ore per visitare il parco, percorrendone in auto la Scenic Drive fino al Golden Throne e al Capitol Gorge. L'entrata del parco in particolare è veramente affascinante e fuori dal comune, perchè nel fondo di un canyon dalle rocce rosse si trova una sorta di giardino dell'Eden, con un meraviglioso e lussureggiante frutteto, coltivato dai mormoni a partire dalla fine del 1800.

capitol reef 01
Senza che ci fosse alcuna sorveglianza, si potevano prendere le mele, pesarle e lasciare i soldi in una piccola cassetta. Intanto i cervi mulo mangiavano i frutti caduti a terra, e ne ho approfittato per montare l'80-200/2.8 e realizzare qualche foto.
capitol reef 02
Purtroppo avevamo solo un paio d'ore per visitare il parco, perciò dopo aver visitato le antiche case dei mormoni di Fruita abbiamo percorso in auto la Scenic Drive fino al Golden Throne e al Capitol Gorge, in mezzo a paesaggi incredibili e selvaggi.

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21 Settembre 2008 - Bryce Canyon, Utah

Domenica 21 settembre 2008 siamo arrivati al Bryce Canyon dopo aver percorso una strada panoramica memorabile, la Utah Scenic Bwy 12, considerata non a torto una delle più spettacolari di tutti gli USA. Il Bryce Canyon si rivela l'ennesima meraviglia... non che fosse una sorpresa, avevamo visto centinaia di volte le foto che lo ritraevano, ma come al solito dal vivo è tutta un'altra emozione.

Avendo solo tre o quattro ore a disposizione, nel pomeriggio, abbiamo deciso perciò di percorrere la strada principale del parco e ci siamo fermati nei punti panoramici più celebri: Sunset Point, Inspiration Point e Bryce Point offrono una grandiosa vista dell'anfiteatro di Hoodoos, le caratteristiche formazioni  rocciose causate dall'erosione; vista l'ora, la luce era pessima, troppo dura, e abbiamo quindi deciso di proseguire in automobile fino a Farview Point, circa 15 km in mezzo ad una bellissima foresta.

Siamo quindi tornati al Sunset Point giusto in tempo per il tramonto (e per trovare parcheggio!), ho fatto qualche decina di foto con il 12-24 e l'80-200 ma la luce non era il massimo in ogni caso. Fortuna che il Bryce Canyon ha una bellezza talmente sfacciata che qualche foto si è salvata lo stesso:

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Essendo domenica, il parco era strapieno di visitatori, per cui nella stradina pedonale che si affaccia sul Bryce Amphitheater era già difficile trovare una postazione in prima fila dove piazzare cavalletto e fotocamera. Pare che l'ora migliore per le fotografie sia l'alba, in particolare se si scatta da Sunrise Point, ovviamente, ma sarà per un'altra volta!