Intanto, contrariamente alle aspettative, non eravamo per nulla soli, anzi, c'erano come minimo altre 30 o 40 persone che facevano parte dei tours non fotografici, e che sarebbero entrate nel canyon insieme a noi. Tenete infatti presente che l'Upper Antelope Canyon è una spaccatura nella roccia, lunga circa duecento metri, molto tortuosa e larga in media un paio di metri: un posto assolutamente incredibile, bellissimo e suggestivo, ma non certo in grado di sopportare un simile affollamento. E' stato subito evidente che sarebbe stato difficilissimo fare delle buone foto.
Bisognava intanto piazzare il treppiede, e non c'era lo spazio quasi nemmeno per aprirlo. Le inquadrature verticali, che sarebbero state quelle più adatte per riprendere il canyon in tutta la sua magnificienza e sviluppo in altezza, erano praticamente precluse dalla continua presenza di persone che passavano da una parte all'altra e, come ovvio, non avevano per nulla il tempo e la voglia di aspettare che ciascuno di noi inquadrasse con cura e scattasse fotografie con tempi che si aggiravano come minimo attorno ai due-tre secondi. C'erano poi tantissime persone che usavano le loro compattine con il flash e in tal modo rovinavano l'esposizione agli altri. Quasi immancabilmente, le persone che passavano negli stretti cunicoli e con il naso all'aria, inciampavano nei treppiedi e rendevano mossa ogni foto. Insomma, un disastro.
A causa di tutto ciò molti hanno decisamente perso il controllo e si è arrivati all'isteria, alle urla e alle spinte, con una turista che, per evitare di rovinare l'inquadratura, è stata letteralmente sbattuta contro la roccia spaccandosi la testa.
Seppur tra mille imprecazioni contro l'agenzia che mi aveva fatto pagare una tariffa più alta per partecipare al tour fotografico a numero chiuso (alla faccia!), ho cercato di fare il possibile ma è stato un incubo. Occorreva infatti fotografare del raggi di luce che illuminavano parzialmente delle pareti completamente al buio, con una differenza di luminosità estrema.
Nonostante la pochissima luce, a ISO 200 ho impostato un diaframma chiuso per avere sufficiente profondità di campo, montato la D300 su treppiede (esteso alla massima altezza per evitare di riprendere la folla) e scattato con lo scatto flessibile. L'esposizione è subito apparsa difficilissima, venivano bruciate malamente tutte le alte luci e sono perciò subito passato alla modalità spot. Un po' meglio ma ancora non bastava, bisognava completamente escludere dall'inquadratura il cielo e le zone più illuminate. Il bilanciamento del bianco l'ho lasciato in automatico ma era praticamente impossibile che facesse un buon lavoro. Di riprendere i raggi del sole che filtravano non se ne parlava nemmeno, troppo difficile per me, per giunta lavorando in mezzo a tutta quella confusione.
In ogni caso, l'unica cosa che sono riuscito a fare è quella di riprendere dei particolari, con il 12-24 o con il 18-70, e questo è il risultato. |