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DIARIO DI VIAGGIO SOUTHWEST U.S.A.

Upper Antelope Canyon - Arizona

1 novembre 2008

Antelope Canyon. Ci sono pochi luoghi al mondo più evocativi per chi ama la fotografia di paesaggio. Si tratta infatti del più famoso tra gli slot canyons, strette fessure dalle pareti levigate dal tempo e scavate dall'acqua nella sandstone, la meravigliosa arenaria rossa navajo, che assume una fenomenale colorazione rosso-arancione quando i raggi del sole riescono a penetrare dall'alto con diversi gradi di inclinazione.

Non si può visitare il canyon da soli, dal momento che il sito si trova nella riserva navajo ed è direttamente gestito da loro. Per sfruttare al massimo una simile opportunità fotografica abbiamo perciò prenotato, con diversi mesi di anticipo, l'escursione riservata ai fotografi proposta dall'agenzia Roger Ekis Antelope Canyon Tours, del costo di 50 dollari a persona rispetto ai 32 previsti per l'escursione standard. La proposta era molto allettante, perchè garantiva di far parte di un gruppo limitato di 12 persone che potevano visitare il canyon per circa 2 ore durante le ore migliori della giornata, ovvero quelle con il sole a picco.

Insieme agli altri dieci partecipanti all'escursione fotografica, chi dotato di fotocamere medio-formato chi di zaini mastodontici pieni di attrezzatura, domenica 14 settembre 2008 siamo partiti da Page a bordo di uno scassato pick-up, necessario per attraversare la pista sabbiosa che conduce al canyon. Oltre al treppiede e alla piccola borsa Tamrac velocity in cui riesco miracolosamente a far stare D300, 12-24 e 80-200, ho portato uno zaino con due litri d'acqua, due panini mastodontici e il 18-70. Dopo circa 6 miglia siamo arrivati alla stretta imboccatura della gola e lì sono iniziate le sorprese.

antelope canyon tours

Intanto, contrariamente alle aspettative, non eravamo per nulla soli, anzi, c'erano come minimo altre 30 o 40 persone che facevano parte dei tours non fotografici, e che sarebbero entrate nel canyon insieme a noi. Tenete infatti presente che l'Upper Antelope Canyon è una spaccatura nella roccia, lunga circa duecento metri, molto tortuosa e larga in media un paio di metri: un posto assolutamente incredibile, bellissimo e suggestivo, ma non certo in grado di sopportare un simile affollamento. E' stato subito evidente che sarebbe stato difficilissimo fare delle buone foto.

Bisognava intanto piazzare il treppiede, e non c'era lo spazio quasi nemmeno per aprirlo. Le inquadrature verticali, che sarebbero state quelle più adatte per riprendere il canyon in tutta la sua magnificienza e sviluppo in altezza, erano praticamente precluse dalla continua presenza di persone che passavano da una parte all'altra e, come ovvio, non avevano per nulla il tempo e la voglia di aspettare che ciascuno di noi inquadrasse con cura e scattasse fotografie con tempi che si aggiravano come minimo attorno ai due-tre secondi. C'erano poi tantissime persone che usavano le loro compattine con il flash e in tal modo rovinavano l'esposizione agli altri. Quasi immancabilmente, le persone che passavano negli stretti cunicoli e con il naso all'aria, inciampavano nei treppiedi e rendevano mossa ogni foto. Insomma, un disastro.

A causa di tutto ciò molti hanno decisamente perso il controllo e si è arrivati all'isteria, alle urla e alle spinte, con una turista che, per evitare di rovinare l'inquadratura, è stata letteralmente sbattuta contro la roccia spaccandosi la testa.

Seppur tra mille imprecazioni contro l'agenzia che mi aveva fatto pagare una tariffa più alta per partecipare al tour fotografico a numero chiuso (alla faccia!), ho cercato di fare il possibile ma è stato un incubo. Occorreva infatti fotografare del raggi di luce che illuminavano parzialmente delle pareti completamente al buio, con una differenza di luminosità estrema.

Nonostante la pochissima luce, a ISO 200 ho impostato un diaframma chiuso per avere sufficiente profondità di campo, montato la D300 su treppiede (esteso alla massima altezza per evitare di riprendere la folla) e scattato con lo scatto flessibile. L'esposizione è subito apparsa difficilissima, venivano bruciate malamente tutte le alte luci e sono perciò subito passato alla modalità spot. Un po' meglio ma ancora non bastava, bisognava completamente escludere dall'inquadratura il cielo e le zone più illuminate. Il bilanciamento del bianco l'ho lasciato in automatico ma era praticamente impossibile che facesse un buon lavoro. Di riprendere i raggi del sole che filtravano non se ne parlava nemmeno, troppo difficile per me, per giunta lavorando in mezzo a tutta quella confusione.

In ogni caso, l'unica cosa che sono riuscito a fare è quella di riprendere dei particolari, con il 12-24 o con il 18-70, e questo è il risultato.

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Insomma, ho potuto constatare di persona quanto sia difficile fotografare un luogo magico come l'Antelope Canyon, e spero proprio di avere la possibilità di tornarci nei prossimi anni!