Verificato il calendario delle maree e noleggiata un auto da Parigi, lo scorso agosto siamo arrivati al Mont Saint Michel per l'ora di pranzo. L'unica stradina della cittadella, che si inerpica fino all'abbazia benedettina, era gremita fino all'inverosimile di visitatori, tanto da rendere quasi impossibile il raggiungimento dell'Auberge Saint Pierre. Per riprenderci dalla fatica, ci siamo fiondati al Mouton blanc a mangiare un paio di pentoloni di moules frites, delizioso piatto di cozze stufate con cipolle accompagnato da patatine fritte, dopodiché, in piena fase digestiva, abbiamo scelleratamente scarpinato per una mezz'oretta per le strette stradine in salita sovraffollate di turisti. Con il 12-24 ho scattato qualche foto della abbazia, ma tutte le energie dell'organismo erano rivolte alla fase digestiva e di conseguenza le foto non sono venute un granché.
Dopo una doverosa pennichella postprandiale, al nostro risveglio era ormai il tramonto e la cittadella era diventata meravigliosamente deserta e decisamente più godibile, poichè erano rimasti soltanto i pochi turisti che come noi avevano prenotato in uno dei due soli alberghi all'interno delle mura. Tutti gli altri avevano dovuto lasciare l'isola per l'arrivo dell'alta marea.
Nel giro di pochissimi minuti è arrivata l'alta marea e il Mont Saint Michel è diventato un'isola. Sembra banale ma non è possibile trasmettere fotograficamente il concetto di isola quando ci si trova all'interno dell'isola stessa, per cui non ho potuto fare nessuna delle foto per le quali il Moint Saint Michel è celebre, con l'isolotto circondato dall'acqua, e mi sono limitato a fare qualche altra foto all'abbazia, sfruttando le mura per sostenere la D300 nei tempi lunghi necessari ad ottenere una corretta esposizione.
Mentre iniziava a piovere, sono quindi uscito verso il parcheggio per fotografare la cittadella illuminata contro il cielo scuro della notte. Non avendo treppiede, ho allora poggiato la D300 con il 12-24 sul tettuccio di una macchina nera metallizata, ottenendo per giunta un discreto riflesso che rende più piacevole l'immagine.
Qui di seguito, qualche altra foto scattata nel corso della giornata e durante l'interessante visita notturna della abbazia. Si tratta di un primo esperimento in questo senso, molte volte infatti ho delle foto che da sole non sono magari meritevoli di essere esposte singolarmente ma nel complesso contribuiscono a trasmettere in piccola parte l'atmosfera del luogo visitato.
Era da un po' di tempo che ero stufo della grafica e della fruibilità del mio sito, soprattutto per quanto riguarda la homepage, che rendeva di fatto poco immediato l'accesso ai reali contenuti del sito stesso, ovvero alle gallerie, i diari di viaggio e così via.
La maggior parte dei visitatori si limitava a leggere la pagina principale, scritta in stile blog con gli ultimi articoli e le ultime foto, e non andava oltre. Il che era sicuramente per loro un gran bene, ma poichè alcuni di essi mi hanno masochisticamente chiesto come mai non riuscivano a trovare le foto della California, dell'India o di chissà cos'altro, ho deciso di agevolarli in questa loro inspiegabile ricerca.
Per tale motivo, la prima novità è rappresentata dalla comparsa, sulla parte destra della homepage, di piccole immagini che fungono da collegamenti diretti alle varie sezioni del sito. Si tratta in effetti di un duplicato dei link già presenti nella barra di navigazione sotto il logo, ma quest'ultima a quanto pare non era sufficientemente comprensibile per molti visitatori.
La seconda novità riguarda il logo, al quale ho aggiunto sulla destra una cornece quadrata con il titolo del sito, ovvero il solito e banale "Luca Moi photography" che risale ormai al lontano 2004, e un nuovo sottotitolo, rappresentato da un pretenzioso "Sguardo non obiettivo" che di sicuro nessuno capirà. E non certo per sua colpa. Per la serie "E chi se ne frega", vediamo quindi di spiegarlo. Il primo significato di questa frase è quello più ovvio, ovvero che tutte le mie foto e le baggianate che scrivo hanno una forte connotazione soggettiva, e non potrebbe essere altrimenti. E fin qui ci siamo. Il secondo significato della frase è invece legato alla convinzione sempre più forte, col passare degli anni, che la propria visione personale (lo sguardo) sia molto più importante dell'attrezzatura utilizzata (l'obiettivo, la fotocamera. etc.). E con questo, la fiera delle ovvietà è al completo.
La terza novità infine riguarda la grafica vera e propria, perchè da testo bianco su sfondo scuro sono passato a testo scuro su sfondo bianco. Come al solito ho creato questo sito tutto da solo, in maniera molto artigianale con Dreamweaver e Photoshop CS4, per cui è verosimile che ci sia qualche errore o problema di visualizzazione.
Le due immagini che accompagnano quest'articolo le ho scattate nel Badal Mahal del Junagarh Fort di Bikaner, in Rajasthan (India). Che cosa c'entrano con il resto dell'articolo? Molto semplice: il sito è mio e ci pubblico quello che mi pare. Fatevene una ragione.
Quale scusa migliore di una fioritura primaverile lungo il Riu Picocca, alle pendici del Sarrabus, per portarsi dietro lo zaino con tutta l'attrezzatura fotografica e rilassarsi un'oretta nella natura?
Fotografare in maniera un minimo decente questi minuscoli fiorellini è stata una di quelle autentiche e assolutamente inutili sfacchinate a cui si sottopone un ammalato di fotografia.
Dopo aver piazzato il Manfrotto 055V rasoterra (la prima cosa che avevo fatto dopo averlo comprato era stata quella di segare la colonna centrale in alluminio), e montato la D300 con il 60/f2.8 sulla testa micrometrica Manfrotto 410, dopo diversi tentativi sono riuscito a fare la foto qui sopra. Originalità zero..ma volete mettere la soddisfazione?
Ma ovviamente il divertimento non finisce qui... trovare un insetto sotto uno di questi fiori a pelo d'acqua è già un'impresa, ma cercare di fotografarlo, senza finire a mollo nel fiume con tutta l'attrezzatura, è una follia a cui si può certo rinunciare.
Ed eccola qui sopra la foto... tecnicamente è una schifezza bella e buona, con i due fiori entrambi sfuocati, ma nonostante abbia chiuso al massimo il diaframma era impossibile fare di meglio. Quando si è pericolosamente inclinati verso il fiume in una contorta posizione yoga, a cercare di fotografare un insetto minuscolo appollaiato sotto un fiore a qualche centimetro dal pelo dell'acqua, la perfezione tecnica è qualcosa che si può anche lasciare in secondo piano. E in ogni caso, mi è sempre andata meglio rispetto alla volta precedente, quando sono scivolato saltando su una pietra in mezzo al fiume, pestandomi malamente il ginocchio ma riuscendo a non fare finire in acqua la fotocamera. Ma non il treppiede - troppa grazia - finito sotto un metro e mezzo d'acqua nel fondo di una cascatella, per cui ho dovuto trovare un grosso ramo di un paio di metri per riuscire con molta pazienza a tirarlo fuori.
Impagabili e profondamente rilassanti, queste escursioni fotografiche nella natura!
La scorsa estate abbiamo visitato le spiaggie dello sbarco in Normandia, e le 9387 croci del cimitero americano di Colleville sur mer. Un posto assolutamente agghiacciante.
Durante lo sbarco ad Omaha beach sono morti oltre 4.000 soldati della 29° e della 1° Divisione di fanteria degli Stati Uniti, falcidiati dall'artiglieria tedesca, dai campi minati e dalla miriade di ostacoli posti sulla spiaggia.
Dopo questa premessa, questa qui sotto è la foto che ho voluto scattare ad Omaha beach, così come è oggi... e chi la vuole capire la capisca.
Qualche scatto realizzato nel quartiere di Chinatown a San Francisco, il più antico e più grande quartiere cinese degli Stati Uniti.
La maggior parte delle foto, realizzate con la vecchia D70S e obiettivi 12-24/f4 e 80-200/f2.8, sono state scattate in occasione del Moon Festival del settembre 2007, quindi convertite in bianco e nero in Photoshop CS4 con Nik Color Efex Pro, maschere di livello selettive, regolazione del contrasto e aggiunta di grana digitale.